Boris Diaw e il bonus sul peso: le 5 clausole più curiose della NBA

Stando alle indiscrezioni riportate da ESPN, all’interno del contratto di Boris Diaw c’è una clausola piuttosto particolare. Più precisamente, è un bonus annuale che può arrivare fino a 500mila dollari, nel caso in cui la stella francese dovesse raggiungere determinati obiettivi in termini di peso. Il numero magico è 254 pounds, che equivalgono a circa 115 kg: se il 25 ottobre Diaw dovesse pesare uguale o di meno al numero stabilito, guadagnerà 150mila; potrebbe intascare la stessa cifra dopo l’All-Star Game, ed infine 200mila il primo aprile, a patto ovviamente che non superi la soglia dei 115 chili. Boris ha firmato l’estensione del contratto nel corso dell’estate, ma secondo il San Antonio Express questo bonus esisteva già in precedenza, ed è anche stato pienamente centrato dal giocatore. Questa di certo non è la prima e non sarà l’ultima clausola un po’ particolare: andiamo a vedere quelle più curiose, anche simpatiche, che sono emerse nel corso degli anni all’interno della NBA.

TONY BATTIE – Nel 2009 ha firmato un contratto con i Nets dal valore di circa 6 milioni di dollari, che prevedeva diversi extra: uno di 100mila se avesse giocato 50 partite e tenuto una media di 8 rimbalzi, un altro sempre di 100mila se avesse tirato almeno 5 liberi in quelle gare, ed un altro ancora dello stesso valore se avesse messo piede in campo in almeno 50 occasioni ed i Nets fossero arrivati ai playoffs. Battie non ha ottenuto nessuno di questi extra, dato che ha registrato solo 15 presenze in quella stagione: nelle sue precedenti 12 nella NBA, solo in una circostanza aveva disputato meno di 50 partite.

MATT BONNER – Nel caso in cui non lo si fosse ancora intuito, gli Spurs hanno una certa predilezione per le clausole particolari. Lo sa bene Matt Bonner, che nel 2009 aveva a contratto la possibilità di ottenere 100mila dollari di extra, nel caso in cui le sue percentuali di tiro (dal campo, da oltre l’arco e dalla lunetta) fossero state complessivamente pari o superiori al 169%. Fino a quel momento la sua media in carriera era pari al 167%, ma in quella stagione Bonner non riuscì ad andare oltre e chiuse con il 157% e nessun extra.

BARON DAVIS – Prima dell’era di Chris Paul e Blake Griffin, i Clippers non se la passavano affatto bene, tanto che erano disposti a pagare qualcosa in più pur di ottenere un record semplicemente mediocre. Nella stagione 2009-10, infatti, l’altra franchigia di LA introdusse un bonus nel contratto di Baron Davis: se avesse disputato almeno 70 partite e la squadra avesse vinto almeno 30 partite in tutta l’annata, il Barone si sarebbe portato a casa un milione di dollari in più. La cosa assurda è che Davis collezionò 75 presenze, ma i Clippers chiusero con un record di 29-53.

MICHAEL JORDAN – Solitamente le franchigie della NBA ci tengono a tutelare il più possibile le loro stelle al di fuori della normale routine della squadra. Tuttavia, Michael Jordan aveva una clausola nel suo contratto che gli permetteva di giocare a pallacanestro ogni volta che voleva, dove voleva. In pratica, His Airness poteva prendere parte ad esibizioni, scrimmage o semplicemente andare a fare due tiri al campetto senza dover chiedere il permesso a nessuno: è stato l’unico giocatore a cui il gm Jerry Krause abbia mai concesso una clausola del genere.

GLI EXTRA IRRAGGIUNGIBILI – Non è raro vedere le franchigie offrire qualche soldo in più ai giocatori per traguardi che, salvo clamorosi miracoli, non potranno raggiungere mai. Clamoroso è il caso di Nick Collison, a cui era stato promesso un extra di 100mila dollari, se fosse riuscito a vincere il premio di MVP: sarebbe già tanto se dovesse mai ricevere un voto nella corsa al giocatore dell’anno. A Luke Ridnour, invece, erano stati promessi ben 1,5 milioni in più, a patto che vincesse il premio di difensore dell’anno, mentre as Adonal Foyle 500mila se fosse stato eletto MVP stagionale ed altri 500mila se fosse risultato il miglior giocatore delle Finals.

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